È arrivato il momento in cui senti davvero che il bimbo sta per nascere… ed ora cosa devi fare? “Quando spingere in travaglio di parto?” è una delle domande più frequenti che mi sento rivolgere dalle future mamme come te. Vediamo, allora, insieme cosa succede durante la fase finale del travaglio e quando si deve iniziare a spingere.


Di recente ho scritto dell’inizio del travaglio descrivendo come tutto comincia, ora voglio approfondire cosa succede nella fase finale del travaglio, ma soprattutto quali sono le paure più grandi che molte mamme riferiscono.

Quando spingere in travaglio: le paure delle mamme

La fase finale del travaglio è il punto in cui di solito, se la mamma non è preparata, può succedere di vedere il panico nei suoi occhi… ma perché? In realtà diciamocelo chiaramente: i momenti delle spinte sono la parte migliore da affrontare.

Ormai le fasi iniziali in cui ci si sente un po’ impotente sono alle spalle e ora è arrivato il momento in cui, da una parte, senti veramente crescere in te il desiderio inconscio ed incontrollabile di spingere alla vita il tuo bimbo, dall’altra, invece, di tenerlo con te al sicuro in un posto in cui sei tu a prenderti cura di lui e lo puoi proteggere con il tuo corpo.
Invece il bimbo si dà da fare e vuole uscire!

Sai quale è uno dei dolori che spaventa di più le donne? Il passaggio del bambino nel canale del parto!
Parlando, però, con le donne dopo il parto mi sono sentita, spesso, riferire che la paura del dolore che si aspettavano di provare non è stata in realtà così drammatica come pensavano!

Ci sono però anche altre paure che molte donne dicono di avere come di non essere in grado di spingere o di non sapere come respirare…

Come dico sempre, la paura del parto è la nemica numero 1 del parto stesso molto più del dolore, per questo ho creato un percorso interamente dedicato a questo tema.

Scopri di più su Paura del Parto

A differenza di Parto Consapevole che un corso preparto online completo di accompagnamento alla nascita, Paura del Parto è un approfondimento sul tema specifico della paura del dolore durante il travaglio.

Tornando alle varie paure, quello che normalmente si pensa è che tutte queste cose si debbano imparare ma in realtà si deve dimenticare quello che le infrastrutture hanno inculcato nel nostro immaginario e lasciarsi andare.

Il periodo espulsivo è vittima di una visione distorta, della percezione irrealistica che il bambino sia un pezzo di plastica inanimata di una certa dimensione che deve passare attraverso uno spazio rigido e ristretto!

Tutto sbagliato!

Il bimbo innanzitutto non entra, ma esce anzi per la precisione scende dolcemente in uno spazio elastico e morbido che si adatta al suo passaggio. In più anche il bimbo adatta la sua testolina allo spazio del canale del parto.
Proprio così, immagina un imbuto morbido ed elastico ed un bimbo rivestito di burro (la vernice caseosa) che gli permette di scivolare facilmente e lo protegge da tanti fattori aggressivi anche quelli meccanici.

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Parto e cervello: che rapporto hanno?

Con queste informazioni che ti ho dato, credo che ora tu possa immaginare qual è la parte del cervello che controlla il parto.

La parte più antica, quella che permette agli organi di funzionare anche senza il nostro controllo volontario – nessuno di noi ha bisogno di appendere dei post-it sul frigo per ricordarsi di respirare, digerire o per ricordare al cuore di battere, vero?

Quindi non è necessario che qualcuno dall’esterno comandi le spinte o ti dica come respirare: sarai perfettamente in grado di farlo ascoltando il tuo corpo, così come sei in grado di capire quando il tuo corpo ha fame!

L’unico momento in cui magari l’ostetrica potrà consigliarti sarà quel minuto in cui se vinci il desiderio impellente di forzare l’ultima spinta, rilassandoti e respirando dolcemente, permetti ai tuoi tessuti di adattarsi senza traumi al passaggio del bambino ed al bimbo di decidere da solo la velocità con cui preferisce atterrare alla vita.

In pratica il tuo ruolo diventa quello di proteggere dolcemente, attraverso i soffici tessuti della vagina, il passaggio di tuo figlio verso il mondo esterno, accompagnandolo con un grande profondo respiro.

Il parto richiede, pazienza, silenzio e calma….

Facciamo un attimo un passo indietro.

Abbiamo 2 grandi parti del sistema nervoso: uno regola i processi involontari (autonomo) – digerire, respirare, permette al cuore di battere con ritmo regolare o irrorare i muscoli per correre – l’altro che regola i processi volontari (pensare, parlare, comunicare, muovere i muscoli del corpo intenzionalmente).

La parte autonoma regola processi fisiologici incluso anche il parto. Tale regolazione avviene senza controllo volontario, ossia autonomamente. Ma il sistema nervoso autonomo riceve anche sei segnali dal sistema nervoso centrale che modulano la funzione delle sue due componenti:

  • Sistema simpatico – sistema dell’attacco o fuga, che si attiva se percepiamo un pericolo e ci permette di spostare sangue verso i muscoli per scappare.
  • Sistema parasimpatico – del riposo e digestione, che si attiva quando ci sentiamo al sicuro e possiamo digerire con calma. Questa parte viene attivata anche durante il rilassamento e la meditazione ed è quella che deve essere attiva durante il parto perché tutto proceda come deve.

Le due parti simpatico e parasimpatico non possono lavorare insieme quindi nel momento in cui nel parto interviene una qualunque percezione di pericolo, questo disturba il lavoro fisiologico del corpo.

Quindi ricordiamoci: se una delle due parti è attiva, l’altra è per forza a riposo!

Il processo che regola le fasi più attive del parto è governato dagli stessi processi involontari che regolano il riposo e la digestione – il sistema nervoso parasimpatico deve avere la sua massima espressione quindi perché tutto proceda secondo natura, di conseguenza il sistema nervoso simpatico deve stare a riposo.

Il momento in cui il bambino sta per uscire è uno di cui momenti in cui veramente la parte attiva del cervello dovrebbe riposare, la donna dovrebbe attingere alla parte più silenziosa ed antica del suo cervello e ricercare la quiete, il silenzio, la fiducia di uno sguardo o un tocco gentile, la sua conoscenza innata o i processi automatici conosciuti dal corpo.

Seguendo la legge della natura, è la donna stessa a cercare posizioni che possano aiutarla nel delicato processo di accompagnare la discesa gentile di suo figlio, predilige quindi posizioni verticali, che sfruttano la forza di gravità e contemporaneamente aumentano gli spazi del bacino.

Se la donna viene lasciata libera di gestire il movimento in accordo alle sue necessità questo le verrà naturale, così come le verrà naturale accompagnare il bimbo al momento necessario.

Spesso però il momento della nascita viene governato da esigenze esterne: i famosi tempi del parto, le esigenze di avere il controllo ed altre necessità non sempre legate strettamente al parto.

A volte erroneamente s’invita la donna ad assumere posizioni orizzontali – contro la gravità e che schiacciano il sacro riducendo i diametri interni del bacino – la s’invita a spingere attivamente una volta raggiunta la dilatazione completa, anche se lei non ha ancora nessuna sensazione di doverlo fare o ancora peggio a spingere in apnea o a forzare la spinta a comando.

Si finisce quindi per voler controllare dall’esterno un processo che dovrebbe invece essere controllato dall’interno costringendo la donna ad alternare l’attivazione delle due parti del cervello, riducendo gli ormoni che armonizzano il parto. Le si richiede una risposta attiva forzata ed innaturale che rallenta quindi come grave conseguenza la nascita stessa.

Il coaching in travaglio è fortemente sconsigliato, così come il tifo da stadio…

Il parto richiede, pazienza, silenzio e calma…