A volte leggere le esperienze degli altri può essere utile per vivere meglio le proprie. Per questo ho dedicato una sezione del blog a storie di… rinascita. Questa è quella di Cinzia.

Storie di Rinascita: la gravidanza di Cinzia

La mia gravidanza è stata spettacolare nonostante i quarant’anni e il mio “dolce” peso!

Gravidanza fisiologica, iniziata proprio quando meno me lo aspettavo, tant’è che non me ne accorsi subito, ma un paio di mesi dopo il concepimento. Era un periodo molto impegnativo. Stavo benissimo, non avevo alcun sintomo, se non la mancanza del ciclo, che però avevo imputato allo stress. Ero incredula ma felicissima, preoccupata ma al tempo stesso fiduciosa! Con l’avanzare della gravidanza mi sentivo ogni settimana più vicina al mio sogno più grande – diventare mamma!

Mi ero posta come obiettivo di vivere questo mio nuovo stato con serenità e spensieratezza; sì, perché ero incinta, non ammalata! Ho continuato le attività di volontariato e mi sono recata al lavoro fino al giorno prima di entrare in ospedale – ricordo che quel giorno uscii alle 20.00 dall’ufficio!

Ero talmente felice che non mi pesava nulla, se non la pancia, soprattutto nelle “settimane extra”. La mia gestazione è durata infatti 42 settimane! Non vedevo l’ora di conoscere il mio bimbo, non stavo più nella pelle! Lui però non la pensava come me, anzi. Fosse stato per lui probabilmente avrei partorito a 43 o 44 settimane, ma purtroppo la prassi in Italia lo vieta e quindi mi hanno ricoverato alla 41+4. Il giorno del ricovero ero felicissima perché a distanza di poche ore avrei conosciuto il mio piccolo! Purtroppo le mie aspettative furono disattese immediatamente: durante la visita mi dissero che occorreva tanta, tanta pazienza e che sicuramente non avrei visto i suoi occhioni quel giorno. Ero un po’ delusa, però tra me e me pensai che se non lo vedevo quel giorno, almeno il giorno successivo sicuramente!

Mi affidai completamente ai medici e iniziai, piena di speranza, la terapia di induzione, ma purtroppo otto cicli non sortirono alcun effetto e quindi il giorno dopo si passò alla fase successiva. Con la fettuccia iniziò a muoversi qualcosa e dopo 1 giorno si ruppe il sacco amniotico! Ero al settimo cielo e convintissima che nel giro di poco tempo avrei visto il mio piccolo! Passò un altro giorno e iniziò la terza fase dell’induzione – finalmente partirono le contrazioni! Per accelerare il processo l’ostetrica decise di fare una fantastica manovra – la ricordo come se fosse ieri! Le ore continuavano a passare ma il piccolo non sembrava volerne sapere di farsi conoscere. Mi portarono in sala parto nel tardo pomeriggio e si accorsero che ogni volta che sopraggiungeva una contrazione la frequenza cardiaca del piccolo rallentava. Mi somministrarono anche l’ossigeno nella speranza che il piccolo non soffrisse. Poco dopo si accorsero che la testa del piccolo scendeva ma poi risaliva, scendeva e poi risaliva di nuovo. Mi dissero che andare avanti avrebbe potuto comportare qualche rischio per il piccolo – mi proposero quindi il parto cesareo. Accettai subito, anche se a malincuore perché arrivata a quel punto avrei desiderato partorire naturalmente, ma non c’era tempo da perdere!

Terminata la preparazione, mi portarono subito in sala operatoria e nemmeno dieci minuti dopo sentii il suo pianto e finalmente lo vidi! Per tranquillizzarmi la dottoressa mi disse: ‘Tuo figlio non sarebbe mai nato naturalmente, sembra un “salamotto” – è completamente avvolto dal cordone ombelicale’. Tirai un sospiro di sollievo, perché lo avevano salvato e perché dopotutto ho fatto del mio meglio.

Ero felicissima, ma allo stesso tempo mi sentivo strana, avvertivo una sensazione di incompiutezza come se non avessi portato a termine il mio compito. Questa sensazione mi ha accompagnata anche nei giorni seguenti, fino a quando non ne parlai con Viviana, l’ostetrica che ha tenuto il corso preparto, che mi diede un ottimo consiglio: di farmi un bel bagno con il mio piccoletto aromatizzando l’acqua con alcune gocce di lavanda, in modo da favorire il contatto pelle a pelle. Sul momento mi era sembrato un po’ bizzarro, ma una volta nell’acqua con il mio bambino adagiato sul seno riuscii per la prima volta a lasciar andare tutti i pensieri negativi e i sensi di colpa. Quello che contava davvero era questo  nuovo meraviglioso legame tra me e mio figlio, entrambi avevamo combattuto per conoscerci ed era arrivato il momento di assaporare il presente. Sentivo di aver portato a compimento il mio percorso. Il cerchio si era finalmente chiuso!


Vuoi raccontarmi la tua storia e condividere con le altre future mamme e mamme la tua esperienza?
Mi farebbe molto piacere, sono sicura che dalle esperienze altri s’impara sempre moltissimo e ci si possa ispirare.

Se ti va, aspetto la tua storia a info@vivianapresicce.it