Non è la prima volta che mi capita di affrontare il tema del pianto del neonato: un argomento che interessa fondamentalmente a tutte le mamme.
Un neonato che piange lo fa per svariati motivi oppure semplicemente perché è il suo modo di comunicare, in ogni caso, va ascoltato e interpretato.
Lo so, non è sempre facile! Ecco, perché oggi, voglio concentrarmi su come fare per calmarlo intervistando l’osteopata Giuseppe Vivona. Vediamo tutti i dettagli insieme.

Del pianto del neonato ne ho approfondito alcuni aspetti con il pediatra- se v’interessa scoprire quali i lascio il link all’articolo – ora ne parliamo dal punto di vista osteopatico, specialmente in riferimento a piccoli accorgimenti che possiamo adottare per migliorare la situazione.

Una cosa che abbiamo ormai appurato è che a volte un neonato piange senza un particolare motivo o senza voler segnalare un disagio, arrivando a piangere per un tempo che varia tra i 90 minuti e le 3 ore di seguito al giorno ed emettendo suoni che raggiungono addirittura l’ottava!
Se durante la gravidanza, quindi, ci documentiamo correttamente e sappiamo cosa aspettarci sicuramente reagiremo meglio e più consapevolmente alla nuova avventura che ci aspetta.

Calmarlo in queste situazioni, o almeno a provarci, per evitare di entrare nel circolo vizioso stressante dell’impotenza-frustrazione è allora di vitale importanza.

La vita del neonato prima della nascita

Prima di addentrarci, però, nei metodi vorrei che per un attimo ti fermassi a pensare alla situazione in cui questo piccolino ha vissuto per tutta la sua vita sino al momento in cui ha visto la luce. Ripercorrendo le fasi del suo sviluppo, possiamo provare a riprodurre qualcosa che lo possa rasserenare riportandolo in un ambiente familiare.
L’ambiente uterino è speciale: il grembo della mamma oltre ad essere il posto più sicuro dove crescere in assenza di gravità, avvolge e sostiene il bambino in un liquido caldo, i rumori sono ovattati e le luci soffuse, ma non c’è mai assoluto silenzio.

La posizione che assume il suo corpo non è mai piatta e soprattutto mai ferma perché è costantemente cullato da ogni minimo movimento della mamma amplificato dall’acqua.
Non ha mai sperimentato fame o sete e ha sempre trovato facilmente il suo pugnetto da succhiare o a anche meglio la faccia fetale della placenta – sì, è così i bambini nella pancia lo fanno spesso.

L’acqua (liquido amniotico) non solo lo sostiene, lo riscalda, gli fa conoscere i sapori e gli odori – lo ingoia e lo espelle con le sue urine in un ciclo continuo durante la vita intrauterina – ma esercita anche sulla sua pelle un delicato massaggio.

Il bambino vive in pratica accarezzato costantemente da qualcosa di leggero come una piuma che lo aiuta a sviluppare le connessioni neuronali necessarie al suo sviluppo sensitivo e motorio.

Neonato che piange: alcuni modi per calmarlo

Sono sicura che ora potrai capire molto meglio per quale motivo ogni volta che cercherai di metterlo supino, lontano da te, senza il tuo odore e ancora peggio senza il tuo rumore il bambino vivrà questo momento con un enorme disagio e lo manifesterà con il pianto.

Quello che dovrai fare dunque è ricreare quell’ambiente che possa stimolare i sui ricordi piacevoli, magari usando tutti i suoi sensi per aiutarlo a ricreare una situazione simile al grembo materno.

L’allattamento quindi è la prima risposta di consolazione e non solo di nutrimento: allattare un bambino vuol dire anche toccarlo, cullarlo, accarezzarlo, parlargli dolcemente, guardarlo e fargli sentire i rumori del corpo (per questo anche nell’allattamento artificiale è importante rispettare queste caratteristiche e non semplicemente nutrirlo).

Secondo i neuroscienziati, i bambini si adattano più velocemente e meglio a situazioni nuove se gli si dà modo anche di vivere il cambiamento sperimentando qualcosa di noto ad esempio le stesse sensazioni provate nel grembo materno.

Quindi una cosa importante sarebbe fornire stimoli consolatori a ciascuno dei suoi sensi: tatto, gusto, udito, olfatto, vista tenendo presente che quasi sicuramente in questa magica parte della sua vita avrà anche altri sensi molto sviluppati di cui noi siamo ancora quasi completamente all’oscuro.

Ti ricordi cosa faceva nella pancia ogni volta che tu o il papà l’accarezzavate?
Uno dei momenti più emozionanti della vita di un genitore perché di solito il bambino da dentro l’utero risponde sempre a quel tocco con un piccolo calcetto.

Comincia, quindi, nelle ultime settimane di gravidanza, ad effettuare un massaggio circolare attorno al tuo ombelico in modo che il tuo  bimbo lo possa ricordare quando proverai ad usare il massaggio su di lui (ricorda che il tocco deve essere morbido e gentile,  aiuta molto il movimento di flessione delle gambine sul pancino per alleviare i disagi dell’addome), ancora meglio se gli darai la possibilità di stare a contatto con il tuo corpo – in questo caso tutta la sua superficie corporea viene stimolata dal tocco aiutandolo a completare la sua maturazione sensitiva e motoria.

Durante la gravidanza ha assaporato quello che mangiavamo anche in forma olfattiva (il liquido amniotico assume gli odori del cibo che siamo abituati a mangiare) per cui non cambiare totalmente alimentazione dopo la sua nascita in modo che possa continuare ad assaporare ed annusare gli stessi odori anche attraverso il profumo della tua pelle.
Per lo stesso motivo evita di usare profumi specialmente se molto diversi dal tuo odore.

Evita di circondare il bambino con rumori assordanti, ricorda che il suo udito sta ancora completando la maturazione, ma comunque non lasciarlo in assoluto silenzio perché non lo è mai stato. Il tuo corpo all’interno fa molto rumore ci avevi mai pensato?

Anzi ti dico una cosa molto curiosa: sembra che nell’utero il bambino ascolti 24h al giorno un rumore definito bianco, che assomiglia ad una specie di sibilo (come quello che emettiamo quando vogliamo zittire qualcuno ma più dolce e profondo). Sfruttando questa conoscenza sono nate tantissime app che tentano di riprodurre lo stesso suono, simile ad un’aspirapolvere in funzione: un suono che risulta essere molto efficace nel calmare un neonato disperato.

Magari se avrai voglia un giorno potrei spiegarti il significato di questo ronzio costante nel nostro corpo, che altro non è che il suono delle cellule vive, che permette loro di dividersi seguendo una legge universale scritta nel DNA. Ma questo è un altro discorso, se ti va di avere più informazioni scrivimi nei commenti e ti risponderò.

Non dimenticate di parlare al bambino, magari ninnandolo, canticchiando dolcemente o usando la stessa musica che lo calmava quando era nella pancia a volume basso.
Ricorda di intercettare sempre il suo sguardo e quanto più possibile stare occhi negli occhi. Soprattutto quando è disperato se cerchi di guardarlo negli occhi con dolcezza trasferendogli amore e pace, sarà perfettamente in grado di percepirlo e di calmarsi.

Secondo Harvey Karp esistono 5 “S” molto utili per calmare un neonato che piange: Swaddling, Side/Stomach, Shushing, Swinging, Sucking

  1. Swaddling: avvolgilo nella fascia o contienilo in modo che senta le braccine e le gambine vicine al corpo
  2. Side/Stomach: tenilo sul fianco (non per dormire) meglio sul tuo braccio con il viso rivolto in basso, da non fare se ha appena mangiato
  3. Shushing: evita il silenzio assordante e usare i rumori bianchi o il suono che si fa dolcemente per zittire
  4. Swinging: permettigli di muoversi, dondolandolo magari seduta sulla palla da fitness usata in gravidanza o simulando di salire e scendere le scale, anche questo gli ricorderà il movimento nell’utero.
  5. Sucking: il riflesso di suzione è qualcosa che sicuramente lo riporta alla vita intrauterine dove poteva succhiare tutto quello che aveva a disposizione.

Cerca comunque di entrare il più possibile in empatia con il tuo bambino, stimolando in te anche quella capacità innata che sicuramente hai e che ti mette in comunicazione con le sue necessità.

L’approccio osteopatico per calmare un neonato che piange

Nel caso in cui nulla funzioni e ti sembra che la situazione non tenda a migliorare puoi usare l’approccio osteopatico, il collega osteopata Giuseppe Vivona ci conferma che piccole manovre da effettuare in casa e una vera e propria seduta osteopatica studiata su misura per il neonato possono migliorare la situazione.

Una seduta osteopatica può essere eseguita anche nelle prime giornate di vita del neonato e lavora dolcemente su tutto il suo corpicino incluso un organo molto importante che si chiama fascia.

Vai ad ascoltare la diretta salvata su la mia IGTV in cui l’osteopata spiega bene come questo trattamento può migliorare non solo il pianto ma anche la modalità di suzione rendendola più efficace sin da subito.

GUARDA ORA LA DIRETTA SU INSTAGRAM

Ci ha spiegato anche come è possibile migliorare notevolmente anche situazioni complesse di plagiocefalia posturale volgarmente detta testa piatta, o migliorare più rapidamente la tensione dovuta al tumore da parto (accumulo di liquidi tra le ossa del cranio e la pelle della testolina) che è assolutamente un evento benigno e normale, ma può provocare un senso di tensione o fastidio nel neonato.

Una seduta osteopatica è un valore aggiunto dopo la nascita, sia per la mamma che per il bambino specialmente in caso di parto distocico e maggiormente anche per la mamma in caso di taglio cesareo.


Una chiacchierata veramente ricca anche in risposta alle curiosità delle tante mamme che si sono rivolte a me, in cui abbiamo capito che l’unica cosa da non fare è lasciare il pianto del neonato senza risposta: non sempre sarà possibile calmare un neonato che piange o trovare una soluzione per farlo smettere perché non si può interrompere una comunicazione, ma il bambino si sentirà al sicuro sapendo che la sua mamma risponde con amore ad una sua richiesta di conforto.

Ricorda che il lavoro da genitore che stai facendo ora insieme al suo papà avrà conseguenze sul suo benessere e comunque vi aiuterà ad alleggerire i problemi dell’adolescenza.