Già il termine svezzamento non sarebbe corretto perché l’allattamento non è un vizio, per cui a me piace chiamarla alimentazione complementare come fanno anche alcuni pediatri illuminati!

Questo periodo di cambiamento è un momento particolare in cui tutta la famiglia viene coinvolta e le scelte alimentari che fate per il tuo bambino condizioneranno la sua salute ed il suo stile di vita, ci hai mai pensato? Non è il caso di farsi venire sensi di colpa, ma come al solito anche le scelte sulle modalità alimentari vanno fatte in modo consapevole e possono avere come effetto a cascata il miglioramento dello stile di vita di tutta la famiglia. Il periodo in cui si comincia a testare un’alimentazione complementare è un periodo pieno di cambiamenti, sia per il bambino, che comincia a perdere interesse per il succhiare e mostra interesse per il mordere o l’addentare, che per la mamma che a volte vive questo periodo come una grossa perdita di ruolo e di intensità ed esclusività di relazione con il suo bambino.

Come tutti i periodi di transito comporta una serie di difficoltà che a volte non si è pronti ad affrontare.

Quando cominciare lo svezzamento

Come sapete l’OMS consiglia di mantenere l’allattamento esclusivo al seno sino almeno al raggiungimento del sesto mese e poi a seconda dell’interesse del bambino, cominciare a supportare con alimenti differenti. Il latte materno però rimane il pasto principale.

Alcuni pediatri suggeriscono di anticipare lo svezzamento di qualche mese (verso il 4-5 mese) in caso di allattamento artificiale e nel caso di allattamento misto, mantenere le poppate al seno ed integrare il cibo come sostituivo del latte artificiale.

Svezzamento: qual è il modo migliore per capire che il tuo bambino è pronto?

Per capire se il tuo bambino è pronto per iniziare lo svezzamento bisogna assolutamente osservarlo, è lui a dettare i tempi:

  • Quando comincia a mostrare interesse verso quello che presentate in tavola
  • Quando comincia ad essere in grado di tenere la testa diritta
  • Quando cerca di stare seduto ed è in grado di farlo
  • Quando durante la poppata si distrae e apre la bocca invece che per attaccarsi al capezzolo per acchiappare tutto quello che tu porti alla bocca

Sarà comunque importante valutare caso per caso evitando di forzare il bambino ad una alimentazione che ancora non lo attrae ma su come cominciare lo svezzamento si apre davvero un capitolo complesso!

L’autosvezzamento: che cosa è e come funziona

Anche se gli studi su quello che oggi chiamiamo autosvezzamento sono del 1928 e hanno già da tempo dimostrato gli effetti e la fattibilità, in Italia è ancora poco conosciuto e troviamo pochi professionisti che siano disposti a supportare i genitori in questa scelta.

Secondo l’opinione degli esperti, t’invito anche a leggere le parole dei pediatri che scrivono per la rivista UPPA, è dimostrata l’inefficacia sia nella prevenzione delle allergie sia nell’accettazione di tutti gli alimenti offerti dell’antica metodica di inserire un alimento alla volta, spesso condito con del buon brodino, o ancora quella di eliminare completamente il sale e le spezie dalla preparazione dei cibi. Addirittura sembra che questa metodica abbia l’effetto opposto, spingendo il bambino al rifiuto.

Sembra anche che inventare ogni sorta di stratagemma per indurlo a mangiare sortisca l’effetto di innervosirlo e creare delle resistenze all’alimentazione che tenderanno a manifestarsi negli anni.

Quindi se è vero che la scelta dell’autosvezzamento si è dimostrata essere la migliore, è anche vero che forse per la famiglia che la gestisce non risulta essere la più semplice. Citando UPPA, lo studio su questa metodica ha dimostrato comunque che:

  • I bambini mangiano e apprezzano il mangiare (tutto indistintamente, a dispetto delle favole sull’avversione per verdure o cibi strani), senza che ci si debba, per forza, arrabattare ad escogitare ricette invitanti (o, peggio ancora, trabocchetti gastronomici);
  • Non esistono ricette per l’autosvezzamento. Se lo si fa, deve essere per il piacere, culturale e gustativo, di farlo. Chi ha la responsabilità del bambino, nell’esperienza descritta il ricercatore, in famiglia i genitori, deve rendere disponibili alimenti salutari in sufficiente varietà.

Passo essenziale è quindi un cambiamento delle abitudini alimentari di tutta la famiglia verso un’alimentazione sana, con cibi freschi e naturali, una cultura alimentare più saggia e responsabile, che ovviamente darà i suoi frutti a lungo termine a beneficio di tutti. Purtroppo, nella nostra società la nostra conoscenza del cibo è ancora limitata ma nell’interesse del nuovo arrivato, tutta la famiglia potrebbe indirizzarsi nella direzione corretta.

Bisogna sempre pensare che il bambino dovrebbe poter mangiare tutto quello che vede sul tavolo e che i genitori mangiano, il rapporto che si crea in questo modo tra genitori e figli è di totale coerenza e fiducia, il bambino mangia perché lo vede fare a voi e si fida. Ricordiamoci che non vanno forzati a introdurre alimenti che non apprezzano ma al contrario dobbiamo imparare a seguire i loro tempi e le loro scelte (ed è questo che crea ansie nei genitori)

Le quantità: il problema che affligge tutti i genitori

Spesso, non riuscendo a controllare quanto mangia il bambino, i genitori sentono di perdere il controllo e, allora, chiedono una dieta con i pesi di ogni alimento e con un menu prefissato, ma il parere dei pediatri a riguardo è che il bambino deve continuare ad autoregolarsi e se è stato in grado di farlo con l’allattamento a richiesta e noi gli abbiamo dato fiducia, perché non dovrebbe farlo ora?! A volte le fasi iniziali possono risultare complesse e il bambino potrebbe rifiutare il cibo del tutto ma i passaggi che lo porteranno alla scoperta di questo mondo variegato e colorato saranno passi importanti per la sua conquista del mondo, basata appunto sul rapporto di fiducia verso i genitori.

Sicuramente lasciare l’abbraccio sicuro della mamma che lo allatta per andare alla conquista del cibo richiede che il bambino sia pronto che abbia la completa sicurezza della vostra presenza, che rappresentate un porto solido a cui poter tornare nel caso si sentisse smarrito. Vorrei concludere questo ragionamento con un brano sempre della rivista UPPA che fornisce alcuni spunti pratici di riflessione:

La seduta frontale è, in fondo, quella tipica dello stare a tavola insieme e propone, quindi, al bambino un modo di alimentarsi più rituale, meno intimo rispetto all’allattamento, che inaugura l’ingresso del piccolo nella convivialità.

Dare risposte accoglienti

È possibile offrire dei suggerimenti che possano aiutare mamma e papà a trovare dentro di sé risposte più accoglienti e meno rifiutanti. Rispondere, infatti, con l’imposizione o con il rifiuto alle fatiche alimentari del proprio figlio può talvolta creare un circolo vizioso e controproducente che rafforza le difficoltà vissute dal piccolo.

Ricorda di tenere a mente due cose:

  • L’insistenza genera maggiore resistenza. Spesso i “no” del bambino sono direttamente proporzionali all’insistenza degli adulti sul cibo. Ridimensionando il “braccio di ferro” a tavola è possibile che l’atmosfera familiare si alleggerisca e il momento dei pasti divenga così meno teso.
  • Educare alla convivialità. È prezioso promuovere un avvicinamento dei bambini al significato e alla storia culturale che da sempre accompagna il pasto. Lo stare seduti a tavola è un percorso fatto di esplorazione, scoperte, odori, colori, profumi, suoni e sapori nuovi e non deve seguire tabelle prefissate. È fondamentale che mamme e papà ascoltino il bambino rispettando i meccanismi del suo appetito, i suoi “sì’’ ma anche i suoi “no”, cercando di comprenderne le motivazioni e incoraggiandolo a sperimentare nuovi sapori all’interno di una relazione significativa.

Svezzamento e autosvezzamento: cosa evitare

È consigliabile che gli adulti evitino usi impropri del cibo. Il rischio, infatti, è quello di fare dell’atto con cui ci si nutre uno strumento di potere. Sono poco produttivi, anzi, dannosi, gli interventi intimidatori, ricattatori o che utilizzano logiche affettive: «Se non mangi tutto, chiamo il vigile che ti porta in prigione!», «Se non finisci la pappa, non andiamo al parco!», oppure «Se non mangi, la mamma è triste e piange!». Sono affermazioni che rischiano di confondere il bambino e di proporre modalità di uso del cibo a cui il bambino potrà ricorrere per ottenere altro.


In tutta questa storia, in definitiva, il messaggio chiave, come si dice nelle riviste scientifiche serie, è “quanto sia importante, ancora una volta, aiutare i genitori a capire il vero valore della vita con i figli, per imparare ad apprezzarli e goderseli. E te lo godrai quando ti dirà, a suo modo: «Fammi assaggiare che sono pronto». Che poi non vuol dire altro che: «Mi fido tanto che, se lo mangiate voi, allora posso mangiarlo anch’io». Il problema è che, detto così, è troppo semplice per sembrare vero”  [ cit. UPPA]

Se ti va fammi sapere se hai ancora dubbi o domande nei commenti oppure racconti di come hai proceduto o hai intenzione di procedere tu con lo svezzamento.